Atlante statistico della montagna italiana - Edizione 2007 - a cura dell’Istat e dell’Imont
L’Atlante statistico della montagna italiana – Edizione 2007, che nasce dalla collaborazione tra l’Istituto nazionale di statistica (Istat) e l’Istituto Nazionale della Montagna (IMONT) è stato presentato lo scorso 19 dicembre alla Camera dei Deputati da Luigi Olivieri, Commissario Straordinario dell’IMONT, da Luigi Biggeri, Presidente dell’Istat e da Erminio Quartiani, Presidente del Gruppo Parlamentari Amici della Montagna.
Dai dati contenuti nell’Atlante emerge un’immagine della montagna italiana in continua evoluzione, assai diversa da molti degli stereotipi che l’hanno accompagnata e condizionata nei decenni passati: una montagna che ancora richiede un costante impegno di ricerca, di approfondimento, di definizione di nuove strategie e politiche di intervento e di sviluppo.
L’Atlante vuole essere uno strumento insostituibile di studio e di conoscenza a disposizione di tutti: di chi ha responsabilità di governo e di amministrazione della cosa pubblica, degli studiosi e degli operatori del settore, degli appassionati e di tutti i cittadini interessati a comprendere meglio una parte tanto estesa e significativa dell’Italia quale è la montagna.
A differenza della prima edizione dell’opera, pubblicata dall’Istat nel 1999, il nuovo Atlante non si limita a fornire dati statistici certificati in forma sistematica, ma intende anche offrire un’interpretazione dei fenomeni rappresentati. All’esauriente collezione di tavole e al ricco corredo di cartogrammi, che fotografano le aree montane del Paese in base alla normativa vigente, il volume affianca diverse chiavi di lettura, che permettono di inquadrare la realtà della montagna nelle sue varie differenze e articolazioni, delineando i profili delle venti regioni italiane e scendendo nel dettaglio delle 358 comunità montane esistenti, comprendenti 4135 comuni, e dei 185 comuni montani delle nove province siciliane.
Gli strumenti di analisi che quest’opera fornisce permettono di studiare il fenomeno della “montanità” del nostro Paese anche nell’eventualità di una diversa articolazione o composizione delle comunità, dei comuni e dei territori montani nel loro complesso: in particolare, al volume è allegato un Cd-Rom, nel quale il patrimonio di conoscenze dell’Atlante è offerto come banca dati di variabili statistiche socio-economiche su base comunale, facilmente interrogabili ed esportabili in modo flessibile e personalizzato. Di seguito alcuni numeri riguardanti la montagna italiana.
La definizione di montagna Una definizione organica e onnicomprensiva della montagna è molto difficile da fornire. Se la riflessione teorica non ha portato ad una definizione univoca di montagna, una chiara delimitazione delle aree montuose si è invece rivelata necessaria sia a fini statistici che a fini giuridici e amministrativi. In base alle modalità di definizione, cambia il quadro della montagna risultante.
Definizione statistica L’Istituto nazionale di statistica classifica i comuni italiani in cinque zone altimetriche in base ai criteri contenuti in una pubblicazione del 1958. Per “zona di montagna”, ai fini statistici, si intende il territorio caratterizzato dalla presenza di notevoli masse rilevate aventi altitudini, di norma, non inferiori ai 600 metri nell’Italia settentrionale e 700 metri nell’Italia centro-meridionale e insulare. Gli anzidetti livelli altitudinali sono suscettibili di spostamento in relazione ai limiti inferiori delle zone fitogeografiche dell’Alpinetum, del Picetum e del Fagetum, nonché in relazione ai limiti superiori delle aree di colture in massa della vite nell’Italia settentrionale e dell’olivo nell’Italia centro-meridionale e insulare.
L’utilizzo dei criteri altimetrici proposti dall’Istat fornirebbe la seguente rappresentazione numerica della montagna (riferita al 31 dicembre 2005):
• i comuni classificati nella zona altimetrica di montagna ammontano a 2.605 (2.488 appartengono alla montagna interna mentre 117 appartengono alla montagna litoranea). Nel complesso questi rappresentano il 32,2 per cento dei comuni italiani;
• ne deriva un territorio montano di 10.611.010 ettari, pari al 35,2 per cento della superficie nazionale. La quota più elevata va comunque attribuita alla montagna interna che pesa sul territorio nazionale per il 33,7 per cento;
• la popolazione che risiede nei comuni appartenenti alla montagna interna e litoranea ammonta 7.522.964, pari al 12,8 per cento della popolazione nazionale. Anche in questo caso la quota maggiore va attribuita alla montagna interna che pesa per il 10,3 per cento della popolazione italiana.
Definizione legale Riguardo alla legislazione italiana, si ricorda che la legge n. 991/1952 definisce montuosi i territori posti per almeno l’80 per cento della loro superficie al di sopra dei 600 m di altitudine sul livello del mare e quelli nei quali il dislivello tra la quota altimetrica inferiore e quella superiore del territorio comunale non è minore di 600 m, e nei quali il reddito imponibile medio per ettaro non supera le 2400 lire (in base ai prezzi del 1937-39). Si dirà della grande dilatazione dei confini di questa cosiddetta montagna legale, dovuto all’“elasticità” dei parametri.
La rappresentazione del territorio montano in Italia utilizzando la classificazione dei comuni secondo il grado di montanità fornisce i seguenti numeri:
• i comuni montani sono complessivamente 4.201, distinti in totalmente montani (3.546) e parzialmente montani (655). Nel complesso i comuni montani rappresentano il 51,9 per cento degli 8.101 comuni presenti al 31 dicembre 2004;
• il territorio montano che ne deriva si estende per 16.371.886 ettari e riveste un’importanza pari al 54,3 per cento del territorio nazionale;
• la popolazione complessiva che risiede nei comuni montani ammonta a 10.845.325 abitanti, pari al 18, 6 per cento della popolazione italiana.
Definizione amministrativa Un’altra possibile individuazione delle caratteristiche montane del territorio fa riferimento alle comunità montane; ne deriva una classificazione che fa riferimento esclusivamente ad una definizione “amministrativa”. L’istituzione delle comunità montane (legge n. 1102/1971 e decreto legislativo n. 267/2000) prevede, infatti, che ne possano far parte anche comuni non montani. Con riferimento all’anno 2004 si rileva la seguente situazione:
• le comunità montane sono 358 e comprendono complessivamente 4.135 comuni;
• la superficie complessiva delle comunità montane ammonta a 16.750.855 ettari, pari al 55,6 per cento del territorio nazionale;
• in termini di popolazione residente totale le comunità montane raccolgono 12.635.902 abitanti che rappresentano il 31,0 per cento della popolazione del Paese.
Specializzazioni e vocazioni produttive delle comunità montane Di particolare rilevanza appare il quadro che l’Atlante fornisce delle caratteristiche socioeconomiche della montagna italiana, in linea con la novità più vistosa di questa nuova edizione dell’opera, che non si limita a descrivere i fenomeni, ma ne propone un’interpretazione. In Italia – alla data dell’8° Censimento dell’industria e dei servizi – erano presenti circa 4,8 milioni di unità locali, con un’occupazione di 19,4 milioni di addetti. Il territorio montano vi contribuiva con 1,6 milioni di unità locali (1,1 milioni localizzate all’interno di comunità montane e 540 mila in comuni montani non appartenenti a comunità montane) e con 6,3 milioni di addetti (3,9 all’interno di comunità montane e 2,4 negli altri comuni montani). Il sistema produttivo della montagna rappresenta dunque il 34,4 per cento di quello nazionale in termini di unità locali e il 32,4 per cento in termini di addetti, con una dimensione media (3,8 addetti per unità locale) lievemente inferiore alla media nazionale (Tavola).
Circa l’11,2 per cento delle unità locali localizzate nella montagna italiana, con il 21,3 per cento degli addetti, opera nei settori manifatturieri. Nel complesso del Paese, l’incidenza della manifattura è superiore, in termini tanto di unità locali (12,4 per cento) quanto, in misura più sensibile, di addetti (25,3 per cento).
Dall’analisi delle principali caratteristiche produttive delle comunità montane risultano sei grandi aree di specializzazione, articolate in 19 gruppi omogenei. Le sei aree di specializzazione produttiva prevalente che l’Atlante individua nell’ambito della montagna italiana sono: le Aree senza specializzazione (99 comunità montane, di ridotte dimensioni, quasi tutte ubicate nel Centro-Sud); le Aree a prevalente specializzazione urbana (15 comunità montane, quasi tutte situate nel Nord); le Aree a specializzazione non manifatturiere (65 comunità montane, concentrate prevalentemente nel Nord-Ovest e nel Mezzogiorno), nelle quali rivestono un ruolo rilevante le comunità montane a vocazione turistica (39 comunità montane, localizzate soprattutto lungo l’arco alpino); le Aree a specializzazione del tessile, delle pelli e dell’abbigliamento (38 comunità montane, distribuite in tutto il territorio nazionale); le Aree con specializzazioni nelle altre produzioni del made in Italy (114 comunità montane soprattutto al Nord, ma anche al Centro); le Aree a specializzazione della manifattura pesante (36 comunità montane, diffuse in tutta l’Italia).